25/10/2006

REGGIO EMILIA: RISSA ALLA PRESENTAZIONE DELL'ULTIMO LIBRO DI PANSA

È la prima presentazione de «La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti», il libro in testa alle classifiche. Giampaolo Pansa ha scelto Reggio Emilia, «città di misteri, terra del triangolo della morte», e ha invitato il cronista del Corriere a intervistarlo. L’autore esordisce rievocando quanto è accaduto un anno fa, in questa stessa sala dell’hotel Astoria, al termine della presentazione del suo penultimo libro, «Sconosciuto 1945». «Si alzò un signore sulla sessantina e disse: "Io non mi sento un cittadino di serie A. Sono solo un cittadino di serie B. Perché da sessant’anni cerco le ossa di mio padre, e non le ho ancora trovate».
In quel momento nella sala entra un giovane dalla testa rasata, scaraventa una copia de «La grande bugia» sul tavolo, si avventa contro Pansa e urla: «Io sono un cittadino di serie A, e lei ha scritto un libro infame per fare soldi sulle spalle della Resistenza! ». Entrano di corsa venti giovani dei centri sociali, alcuni di Reggio, altri venuti da Roma. Lunghi capelli con le treccine, pugni chiusi. Occupano la sala, srotolano striscioni rossi con le scritte «Revisionisti assassini» e «Ora e sempre Resistenza», cantano in coro «Bella Ciao».
La sala è strapiena, e ognuno reagisce a modo suo. Un gruppo di ragazzi di destra si scaglia contro i contestatori, tenta di strappare le bandiere rosse, volano spintoni e insulti. Ma pure alcuni ex partigiani si ribellano: «Siamo comunisti da cinquant’anni ma siamo qui per ascoltare Pansa, se non lo fate parlare siete peggio dei fascisti!». Altre botte, altri insulti. Dalla prima fila, dove siedono tra gli altri il direttore della Mondadori Gian Arturo Ferrari, quello della Sperling Marco Ferrario, Paolo Pisanò, l’avvocato Odoardo Ascari e l’editorialista di Repubblica Edmondo Berselli, alcuni si alzano per stringersi attorno a Pansa, che però rifiuta di abbandonare la sala: «Sono qui per incontrare i miei lettori reggiani e non mi lascerò intimidire da un gruppo di intolleranti».
Il cronista del Corriere tenta di convincere i più disponibili al dialogo a leggere un comunicato e andarsene. «La sala è occupata, sarete voi ad andarvene! ». Altri cori di Bella Ciao, minacce, tafferugli con i fotografi. Vengono distribuiti volantini: «Pansa prezzolato/ con l’infamia c’hai speculato». Dalla sala ritmano: «Libertà! ». I ragazzi dei centri sociali urlano: «Viva i fratelli Cervi! Viva Giorgio Bocca!». Coro di «buuu». Pansa tenta di farli ragionare: «Non state rendendo un servizio alla memoria dei partigiani». Alla fine arrivano tre volanti della polizia e la sala viene sgomberata.
Lungo applauso per Pansa, che a tarda sera può cominciare a parlare. «Sono contento di quanto è avvenuto. Perché indica di quale carica d’odio sia intrisa la vita pubblica italiana, e quanti pregiudizi ideologici facciano velo al dibattito libero sulla storia. L’importante è comportarsi come abbiamo fatto noi stasera: restare calmi, non lasciarci intimidire, e rendere ognuno libero di esprimere la sua opinione. Loro, e noi».

Dal Corriere della Sera

Che dire? Semplicemente che l'atmosfera in Italia è sempre la stessa. Certe verità non si possono svelare, certi argomenti non posso no essere toccati, la storia soprattutto deve rimanere quella che per anni ci è stata raccontata con i dovuti tagli e silenzi. Questi personaggi che invocano l'uguaglianza sociale si rendono sempre più spesso artefici di episodi di intolleranza e odio senza senso dimostrando una volta ancora quanto il nostro paese versi in uno stato di dittatura culturale di sinistra.

postato da: torakiki alle ore 09:28 | Permalink | commenti (5)
categoria:
17/09/2006
Semplicemente: GRAZIE!



postato da: Baggins alle ore 16:12 | Permalink | commenti (25)
categoria:
15/03/2006

Il giornalista inglese Nicholas Farrell tiene su Libero “Fumo di Londra”, rubrica domenicale che trovo gustosissima sia per gli argomenti trattati, sia per lo stile misurato e garbato, ma allo stesso tempo schietto, diretto e carico di quell’irresistibile humour che è so british!
Mr Farrell domenica scorsa è stato a dir poco geniale esponendo in pochi punti perché, se fosse italiano, voterebbe per Berlusconi. Eccoli qui:
1) Diciamolo: è magnifico. Un incrocio tra Superman e Totò. L’unico divo del deprimente palcoscenico politico europeo. E per il suo filosofo preferito, Erasmo, che disse: senza la follia non c’è il genio. Bravo. Bravissimo!
2) Per la sua bandana da pirata, il trapianto che fa tenerezza, i lifting, il suo dono per il canto e il pianoforte. E per la sua fallibilità e umanità, per il fatto che non è, come invece il suo avversario, un grosso grasso ciclista
3) Per le sue capacità imprenditoriali e naturalmente per i suoi miliardi. Meglio uno straricco come lui al volante del paese che un salottiero della sinistra. Ha meno bisogno di sguazzare il muso nel trogolo dei soldi pubblici
4) Naturalmente, per il suo senso dell’umorismo e le sue battute che ti fanno concludere: va beh, non doveva dire quelle cose, ma come mi piace sentire un politico parlare così, dal cuore
5) Il politico medio è noioso e grigio. Il Berlusca no. È come un pesce tropicale in un mare pieno di merluzzi morti e puzzolenti. E non puzza di funzionario pubblico o tecnico rompimaroni
6) È l’unico politico con cui mi piacerebbe essere mandato al confino (a parte Daniela Santaché)
7) Il politico di professione non ha mai lavorato in vita sua. Lui sì. E quando parla si capisce quello che dice; quando parla Prodi non si capisce niente, mi ricorda le istruzioni d’uso per un videoregistratore
8) Un governo di sinistra aumenterebbe le tasse e sarebbe, nel campo internazionale, una vergogna per l’Italia e un pericolo per l’Occidente
9) Lo adoro perché irrita le classi “intellettuali”, i vari Marco Travaglio, smaschera l’ipocrisia della loro superiorità morale e dice che i partigiani non lottavano per la libertà ma per la dittatura comunista
10) Perché non è un prodiano a due ruote il cui sogno è trasformare la vita quotidiana del cittadino in un incubo dove un’armata rossa di assistenti sociali mette in regola la vita di tutti
11) Perché il Cav. si rende conto che l’unica soluzione è un genuino libero mercato. Non ce l’ha fatta ancora. Colpa dell’Euro, della crisi mondiale, della Cina ecc. Ma ce la farebbe un governo di cattocompagnucci?
12) Soprattutto lo voterei perché Berlusca il Beato non è “lento” come vogliono Celentano, Benigni e tutti gli altri fighetti della sinistra colta: è “rock”. Come disse il narratore del romanzo di Scott Fitzgerald, “Il Grande Gatsby”, al miliardario Gatsby: «Vali più di tutti loro maledetti!»
That's it!

postato da: Baggins alle ore 09:42 | Permalink | commenti (6)
categoria:
07/02/2006



postato da: Baggins alle ore 12:36 | Permalink | commenti (7)
categoria:
24/11/2005

Premessa: sono contraria agli scioperi, molto ma molto. Se la pensate diversamente e non volete farvi il sangue amaro, non sbattetevi neanche a leggere oltre. Lo dico per salvarvi la vita.

 Non servono a niente (gli scioperi), e il disagio da "loro" (gentaglia come sindacati&co, ovvero buona parte del male dell'Italia) volutamente provocato nella speranza di cambiare la situazione risulta nel nulla più assoluto nel migliore dei casi. Nel peggiore, e purtroppo di peggiori ce ne sono tanti in occasione di ogni sciopero, il disagio si tramuta in lezioni importantissime (come la mia di domani) saltate e mai recuperate perché lo sciopero fa parte dei diritti del docente e quindi se lo studente ci smena freghiamocene, in giorni di ferie presi a causa dei problemi di trasporto, in m***a lasciata in giro per le città dai manifestanti coi loro striscioni del c***o. Che poi, qualcuno si è mai chiesto perché gli scioperi accadono in giorni precisi (tipo il lunedì, il venerdì, l'approssimarsi delle vacanze di Natale o del ponte di Sant'Ambrogio)? Io me lo sono chiesta, e la risposta, da buona cinica e stronza qual sono, è stata: perché hanno bisogno del weekend lungo, loro. Della settimana bianca. E intanto chi ci perde siamo noi, studenti lasciati senza lezioni (e caricati di lavoro da fare in virtù del giorno di libertà concessoci: ma chi ve l'ha chiesto?), impiegati lasciati a piedi al freddo a raggiungere l'ufficio, o costretti a vedere un giorno del loro stipendio che si volatilizza. E via dicendo. Tutto questo perché c'è gente, come me, che ancora e sempre crede di più al valore del lavoro fatto come si deve che a quello dello sciopero e delle manifestazioni dell'aria fritta. Tanto lo so benissimo, che la maggior parte di quelli che fino a oggi distribuivano i volantini della cgil (e che io ho prontamente smerdato con frasi tipo "ma per l'amor di Dio, io l'Italia non la rovino") domani NON andranno alla manifestazione ma staranno a casa a farsi i cazzacci loro.

Io detesto gli scioperi. Punto, perché stavolta il sangue acido non voglio farmelo io. Oh.

postato da: knuddel alle ore 20:46 | Permalink | commenti (6)
categoria:
03/09/2005
L'URAGANO KATRINA E QUELLO CHE POSSIAMO FARE
(da http://lazanzara.splinder.com)


Le informazioni complete sono pubblicate su Lisistrata

Come anticipato ho completato la pagina dedicata all'aiuto che vorremmo dare in concreto agli Stati Uniti, per i suoi paesi più colpiti e soprattutto per quei cittadini, meno fortunati e  che si trovano oggi a vivere un dramma spaventoso, proprio come tutti gli altri drammi che abbiamo visto in questi anni, andare purtroppo in scena sugli schermi delle nostre TV.
Come ho già avuto modo di dirvi, mi rendo personalmente responsabile e garante dell'iniziativa avviata sulle pagine di Lisistrata, le cui modalità sono
pubblicate qui e torno a precisare che nessuno si deve sentire in colpa se non può aderire economicamente all'iniziativa, perché ciascuno conosce i propri problemi personali e non ha alcun dovere di giustificarli in pubblico. Vi chiedo però di dare eco a questa iniziativa indirizzando i vostri utenti e amici alle pagine di Lisistrata.
N.B. - le offerte verranno di volta in volta segnalate, secondo il nome o il nick personale o del sito, che vorrete fornire, o in alternativa, se volete mantenere l'anonimato, sarà la stessa cosa.
 
postato da: torakiki alle ore 08:14 | Permalink | commenti (3)
categoria:
10/08/2005

CONSIGLIO LETTERARIO

TUTTI GLI UOMINI DI HITLER - GUIDO KNOPP

"Il terzo reich non fu soltanto Adolf Hitler. Attorno a lui si mossero e agirono alcuni gerarchi devotamente consacrati alla causa del Fuhrer e della Germania nazista: i fedeli paladini, i docili esecutori degli ordini del dittatore. Guido Knopp ne individua sei, ai massimi livelli del potere, e a essi dedica questo libro imprescindibile per la ricchezza delle informazioni e unico per la chiarezza e il rigore dell'esposizione. Primo di questa galleria di ritratti è Joseph Goebbels. Genio della propaganda, tribuno del popolo, maestro della menzogna, è l'"incendiario" del Terzo Reich, vive i trionfi e le sconfitte di Hitler e rimane con lui sino alla fine. Segue Hermann Goring, il numero due del regime. Spaccone e megalomane, corrotto dal potere e schiavo della morfina, è un presuntuoso dilettante: in guerra fallisce clamorosamente con la sua Luftwafe. Poi Heinrich Himmler, il capo delle SS, il più potente dei "gregari" del Fuhrer. Pedante, opaco, incolore, è il burocrate dello sterminio: progetta e realizza con spietata efficienza l'assassinio di milioni di ebrei. Seguono quindi Rudolf Hess, il prototipo del suddito totalitario, a cui però non vengono mai conferiti poteri reali e Albert Speer, l'architetto del Reich, il geniale regista dei trionfi hitleriani. Chiude la carrellata, Karl Donitz, l'"ammiragli del diavolo", gelido stratega e successore di Hitler, il curatore fallimentare delle rovine del Reich.

"Questo è il segreto della propaganda: intridere delle idee della propaganda colui del quale la propaganda vuole impadronirsi senza che quello si accorga minimamente d'esserne imbevuto. Ovviamente la propaganda ha un intento, però quest'intento deve essere nascosto: così abilmente, così intelligentemente che colui che si vuole impregnarne non se ne avveda affatto" (Goebbels ai sovrintendenti e ai dirigenti degli enti radiofonici, 1933)

"Io mi faccio guidare solo da Adolf Hitler e dal buon Dio!" (Goring, 1933)

"L'antisemitismo si pone negli stessi termini della disinfestazione. Sbarazzarsi dei pidocchi non è una questione ideologica ma di igiene. E noi saremo presto spidocchiati" (Himmler, 1943)

"Quando sarà abbattuto questo artificioso muro che separa i lavoratori dalla borghesia? Certamente non fino a quando la gentaglia ebraica ne trarrà vantaggio" (Hess, 1920)

"Sarà un esempio unico nella storia: un capo che crea con superiore conoscenza specifica anche gli edifici che testimonieranno nei millenni  la volontà politica della loro epoca" (Speer, 1934)

"Quando un soldato riceve l'ordine di combattere, non gliene deve fregare niente che combattere abbia o non abbia senso" (Donitz, 1944)

Tratto da "Tutti gli uomini di Hitler" Guido Knopp (Tea)

postato da: torakiki alle ore 17:01 | Permalink | commenti (2)
categoria:
10/08/2005

CONSIGLIO LETTERARIO

LA LEGGE DELLA GUERRA - ARYEH NEIER

"Nello Stato sovietico, il 24 e il 25 febbraio 1956 fu la data che segnò il primo tentativo di raccontare la verità sui crimini contro il genere umano, e anche l'inizio della fine dello Stato stesso. In quella data, Nikita Kruscev pronunciò il famoso discorso sui crimini di Stalin, durante il XX Congresso del partito tenutosi a Mosca, in cui attaccò "l'intolleranza, la brutalità e l'abuso di potere" del suo predecessore. Gran parte del discorso era centrata sui crimini commessi durante gli anni delle epurazioni, che vennero presentati come eccessi e conseguenze della megalomania di Stalin e non come abusi insiti nella natura stessa del sistema sovietico. Decine di milioni di persone morirono a causa della collettivizzazione forzata o delle terribili condizioni nei campi di lavoro e altri milioni ancora persero la vita nel corso delle deportazioni di interi popoli nella Seconda guerra mondiale. In sintesi, tutto ciò fu attribuito da Kruscev a un uomo malvagio, Stalin, e ad alcuni altrettanto malvagi collaboratori, tra cui il capo della polizia segreta Lavrentij Berija. (...) Il discorso, divenuto celebre in tutto il mondo, fu pronunciato solamente di fronte ai delegati del Congresso del partito. Le rivelazioni sui crimini commessi da Stalin vennero comunicate solo a loro, non al popolo dell'Unione Sovietica, che la apprese dalle trasmissioni radiofoniche occidentali. Le ripercussioni furono comunque enormi (...) La fallibilità di coloro che pretendevano di governare sulla base "scientifica" del socialismo e sulla certezza della storia fu svelata al mondo intero. Immediatamente il mito del comunismo trionfante crollò una volta per tutte. Al discorso di Kruscev non seguirono altre rivelazioni da parte del Governo. Nuove scoperte furono invece fatte dai dissidenti tra i quali Aleksandr Solzenicyn, il cui breve romanzo, Una giornata di Ivan Denisovic, un'opera autobiografica che narra l'esperienza della prigionia nei campi di lavoro, venne pubblicata nel 1962 dalla rivista sovietica Novyi Mir. Le opere successive di Solzenicyn furono stampate solamente all'estero; l'imponente storia in più volumi, Arcipelago Gulag, venne pubblicata inizialmente aParigi nel 1973, ma non fu possibile stamparla nel paese dell'autore fino agli ultimi giorni della presidenza di Michail Gorbaciov. (...) l'Unione Sovietica della glasnost di Gorbaciov non ha mai cercato di fornire una ricostruzione dei crimini contro l'umanità commessi dal regime comunista per oltre settant'anni, e non lo ha fatto nemmeno il governo russo sotto la guida di Boris Eltsin. Una ricostruzione del genere rappresenterebbe un'impresa titanica e riuscirebbe a delineare solamente un quadro generale dei crimini; un'analisi approfondita e dettagliata degli abusi, capace di identificare vittime e carnefici, appare un'operazione impraticabile. Ciò nonostante varrebbe la pena compiere questo sforzo. Per un paese che si è proclamato fedele alla legalità, anche se alla legalità rivoluzionaria, sarebbe importante dichiarare apertamente ciò che è stato inflitto alla sua popolazione sia con atti conformi alle leggi dello stato sia con atti che eludevano queste stesse leggi. Solamente i crimini commessi dagli stati aggressori, Germania e Giappone, durante la Seconda guerra mondiale e quelli perpetrati dalla Cina di Mao sono paragonabili ai crimini compiuti dall'Unione Sovietica sotto il regime comunista, sia per quanto riguarda il numero di vittime sia per la gravità delle sofferenze inflitte. (...)"

tratto da "la legge della guerra" Aryeh Neier (Il Saggiatore) pagg. 87-89

postato da: torakiki alle ore 15:03 | Permalink | commenti
categoria:
14/07/2005
Marcello Pera, in visita in Spagna, si scaglia contro il matrimonio gay appena approvato dal Parlamento di Madrid. 'Non sono conquiste civili o estensione dell'uguaglianza -tuona Pera- si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani'. Pera parla anche del referendum sulla procreazione assistita in Italia per dire che l'esito ha visto 'la sconfitta del laicismo piu' arrogante'

Ecco i commenti che ho ricevuto sul mio blog di politica:

Se per te "morale" significa "morale cattolica", hai la piena libertà di conformare la tua vita ai dettami di essa. Io però cattolica non sono, e non vedo perchè la legge mi debba imporre una visione tanto univoca. Secondo la Costituzione ogni cittadino è libero di aderire alla religione, all'ideologia, al pensiero politico che più gli piace. In seguito a questa adesione, conformerà le proprie scelte di coscienza (=morale). Affermare che la legge possa decidere quale sia l'"unica" morale ed imporla, significa colpire gravissimamente il valore della laicità dello stato, e la libertà di pensiero di chi, in questo caso, cattolico non è. In una società liberal democratica come la nostra si vanta di essere, è garantito il diritto di ciascuno a seguire liberamente la propria scelta etica. Ed esistono tante scelte etiche, quante sono le inclinazioni del pensiero umano.
Prendiamo chi si batte per i diritti dei gay. Ti posso assicurare che non si considera affatto un "immorale".
Sono tantissimi i "propugnatori di moralità" oltre alla Chiesa cattolica. Per par condicio dovremmo far rientrare ogni loro dettame dentro il testo legislativo? Sarà molto difficile. Forse però nel tuo scritto non intendevi "unico" propugnatore ,bensì "maggior" propugnatore, riferendoti alla percentuale italiana dei sedicenti cattolici. Se quindi un giorno la maggioranza degli italiani cominciasse a trovare immorale che le donne si scoprano le gambe, sarebbe giusto vietare per legge le mini-gonne? No di certo: quella maggioranza farebbe a meno delle mini-gonne, e lascerebbe al resto della popolazione il diritto di vestirsi come le pare.
Non capisco poi su quale argomentazione si basi chi sostiene che "moralità" implichi per forza "religiosità". E' comprovato che nelle società contemporanee esista una fortissima morale laica, ed è quella a cui, come me, fa riferimento la maggior parte dei cittadini europei. Esempio:
Non solo non approvo le critiche ecclesiastiche alle pretese della comunità omosessuale, ma anzi, trovo che la campagna di diffamazione attualmente operata dalla Chiesa ai danni di questa minoranza sia
1)ingiustificata, (perchè gli omosessuali non mangiano nessuno, e non hanno intenzione di impedire il matrimonio fra eterosessuali diffondendo il morbo della viziosità),
2)infamante (perchè basandosi su una scarsissima, anzi inesistente, conoscenza scientifica della questione, diffonde informazioni totalmente infondate e alimenta il pregiudizio),
3)nociva (perchè grazie al mantenimento di tali pregiudizi omofobi fornisce alibi a continue discriminazioni, e finisce per rovinare la vita di milioni di ragazzi),
4)in contrasto con i valori costituzionali (perchè viola il principio di uguaglianza formale e materiale, sancito all'art. 3 della Costituzione).
Infine, preso atto di tutto questo, giudico l'operato di Santa Romana Chiesa assolutamente "immorale".

Ecco dunque un esempio di convizione etica "altra" rispetto a quella cattolica.
Lo Stato spagnolo conscio della prepria laicità (o laicismo, faccia un po' Pera), non condivide la posizione della Chiesa, ed agisce di conseguenza. Bada bene però: mai si permetterebbe di impedire ad alcun cattolico l'osservazione della propria fede.
Francesca
-------------------------------------------------------------------------
Francesca ha perfettamente ragione. Troppo spesso in Italia si tende ad identificare la morale con la "morale cattolica", con buona pace delle evanescenti distinzioni tra laicità e laicismo. Un paese in cui si ritiene che una religione detenga il monopolio della morale e dell'etica non può definirsi laico, con buona pace delle evanescenti distinzioni semantiche di Pera
.


Ed ecco la mia risposta:
-------------------------
1. Non si "confonde", si constata che la morale italiana è la morale cattolica.
La morale (senza alcuna parola seguente intesa a specificarne l'origine) corrisponde alla morale religiosa prevalente nel paese che si sta analizzando.
Sostenere il contrario è come dire "non si può dire che in italia la religione è sottointeso che sia cattolica, dato che esiste anche quella musulmana, o quella ebraica".
E' pacifico che in uno stesso stato coesistono varie religioni, ma il paese italiano figura sull'atlante con religione cattolica, e solo successivamente vengono indicate le minoranze. Quindi dire "la religione italiana" o, in Italia, "la religione", sottointende che si sta parlando della religione prevalente, e cioè quella cristiana cattolica.
Tanto è vero che le "ore di religione" sono comunemente intese come ore di religione cattolica, se non si specifica il tipo di religione.
2. La legge non deve imporre una visione, deve regolare la vita dei cittadini.
3. Infatti Francesca E' libera di aderire alla religione, all'ideologia, al pensiero politico che più ti piace, e, in seguito a questa adesione, conformare le proprie scelte di coscienza (=morale). Ma le PROPRIE scelte di COSCIENZA, non quelle che condizionano direttamente o indirettamente le altre persone.
4. Per quanto riguarda tutto il pezzo successivo dell'obiezione avanzata da Francesca, fino a "pensiero umano". Le faccio rilevare due cose: per prima cosa che sbaglia nella critica.
Proprio per la stessa argomentazione che ho presentato al punto 2.
La discussione fatta per la legge 40 non era sulla visione del mondo, ma su una legge.
E' il mondo laicista che non capisce che i recenti scontri di opinioni non sono una crociata dei "fedeli" contro i "laici" ma discussioni sulla modifica o meno di una legge nei quali la Chiesa ha preso posizione.
Categorizzare tutti gli oppositori come "beghine" o "topi di sagrestia" mi sembra perciò inappropriato e semplicistico.
La seconda nota che voglio fare è che se è vero che esistono tante etiche quante sono le inclinazioni del pensiero umano, è altrettanto vero che non tutte le etiche sono sopportabili, non tutte vengono tollerate: l'etica del ladro per esempio non può essere tollerata, e per questo è perseguita penalmente.
5. Da questo scaturiscono altre tre osservazioni, la prima è: come mai i propugnatori della libertà assoluta non la praticano estensivamente? Perchè non sostengono l'anarchia?
6. Per spiegare meglio questa domanda devo fare la seconda osservazione, poi torno sulla prima e poi passerò alla terza, che è conseguenza delle altre due.
La legge, per quanto laica sia, è etica. Discutiamone estensivamente. La legge vieta certi comportamenti, e li punisce. Ma se io prendessi tutti i comportamenti vietati dalla legge e ne facessi un'etica, e la chiamassi "etica alfa", allora la mia etica, perfettamente valida, corrisponderebbe alla legge.
Quello che voglio dire è che se la legge vieta certi comportamenti, automaticamente assume un profilo etico. Questo perchè se vieta certi comportamenti, e quei comportamenti non sono casuali (cosa che avviene nel 90% dei casi), essi sono motivati da delle ragioni, fondate su un'etica. A quel punto la legge, vietando quel tipo di etica, lede i diritti del cittadino. E allora? 
7. Allora si deve concludere che esiste un comportamento giusto e uno sbagliato (da punire). E la connotazione positiva intrinsecamente annidata nel concetto di giusto automaticamente fa assumere un valore etico alla legge. Ritorniamo dunque indietro al punto 5: come mai i sostenitori della libertà di etica vivono sotto il "giogo" delle leggi dello stato? Come mai ritengono giuste certe leggi e altre no? Come mai si scagliano contro certe leggi denunciandone il valore etico e ne accettano altre che intrinsecamente fanno la stessa cosa?
8. Ecco l'aporia del ragionamento laicista: se si nega la differenza, se si sostiene l'equiparabilità di ogni etica, se viene ritenuto un atteggiamento degno di un apostata il distinguere fra giusto e sbagliato, fra un'etica superiore ed una inferiore, allora perchè si puniscono i colpevoli di reati? Secondo questa visione infatti i colpevoli, avendo una loro personale etica che giustifica i loro atti, non andrebbero puniti in ossequio alla loro etica.
E quindi a questo punto, incapaci di esprimere giudizi assoluti, cadrebbe il senso della legislazione.
Ecco quindi di nuovo la domanda: come mai i propugnatori della assoluta libertà etica non sostengono l'anarchia?
9.Da questo ragionamento scaturiscono la fondamentale e sintomatica antinomia del ragionamento laicista e relativista: o la legge è fondamentalmente anche etica, e allora i discorsi etici possono e devono far parte dei discorsi sulla legislazione, oppure non è etica e allora tutte valgono allo stesso modo, ergo non serve la legge.
10. Da ciò si deduce finalmente la verità, e cioè che i laicisti sono condizionati e contradditori in nuce: non si scagliano contro tutto ciò che implica una scelta etica, ma contro quello con cui non sono d'accordo. Insomma non sono altro che una fazione fra le altre.
11. E allora perchè sono così convinti di essere nel giusto? Per prima cosa perchè pretendono (a torto) di non essere condizionati.
Poi perchè ritengono di sostenere una posizione "terza", indipendente e libera da ogni ideologia, quando invece fanno esattamente il contrario.
12. Forse è il caso di evidenziare, esponendola estensivamente, questa ultima frase. Se davvero i laicisti si ritengono laici, allora come mai non rispettano le OPINIONI che la Chiesa esprime? Ricordiamo che la Chiesa non ha potere diretto sullo Stato italiano. Lo ha in modo indiretto, e cioè suggerendo ai cittadini un comportamento conseguente a e coerente con un determinato modello etico.
13.E allora se tutti i modelli etici sono equivalenti, perchè l'esposizione delle proprie idee da parte della Chiesa viene considerata un'oltraggio e un tentativo di sopraffazione? Voglio far notare altresì che lo stesso identico atteggiamento hanno i partiti: predicano fra la gente, e se poi quella li appoggia, vincono.
E allora, se questo viene considerato come un sistema democratico e viene tacitamente accettato, come mai tale identico comportamento non viene accettato da parte di un'altra istituzione, anche se di diverso tipo? 
14.Ecco dunque che emerge la praeclara verità, e cioè che tertium non datur. Esistono solo diverse e talvolta confliggenti interpretazioni della realtà, diversi orientamenti etici la cui totale integrazione è pura chimera utopica, e fra le quali (come in tutte le cose) prevale la legge del più forte. E i "laici" non sono "laici" ma "laicisti", cioè persone che negano non l'intervento diretto della Chiesa nella vita sociale e politica italiana, ma qualsiasi concetto, principio o valore di origine religiosa. Questa non è una posizione asettica come quella della perennemente neutrale Svizzera durante le numerose guerre che hanno così tragicamente insanguinato il nostro secolo, ma una posizione netta e decisa che si fa scudo della sua virtuale neutralità per propugnare invece una determinata visione della realtà.
15. La natura di questa visione è anch'essa evidente: se il principio fondante della Chiesa è il rispetto per gli altri (non a caso rispecchiato nel comune concetto presente alla base della legislazione democratica e velocemente (anche se grossolanamente) sintetizzabile in "Il tuo diritto è diritto finchè non lede il diritto altrui") e questo viene contestato perchè di provenienza clericale, allora si giustifica la mancanza di rispetto, cioè l'Ademocraticità, il prevalere delle proprie volizioni sui diritti altrui, un progressismo esasperato ed intransigente.
16. Quale è la conclusione a tutta questa lunga dissertazione? Una semplice constatazione, e cioè che la società possiamo dunque dedurre che sia basata non su un substrato etico INESISTENTE, ma CONDIVISO. Qualora vi siano conflitti su questa visione, è giusto che si faccia una discussione e prevalga quella più rappresentata. Del resto, se io non ho il diritto di imporre la mia visione del mondo, e cioè di come dovremmo comportarci tutti, perchè dovrei subire la loro? "Tutti devono fare quello che vogliono in base alla loro concezione dell'etica" è anch'essa una posizione etica, che io non condivido!
Torniamo (lo so, è stupido ma è esemplificativo) all'esempio del ladro. Qual'è la differenza fra il furto e la discussione sulla legge 40? Fondamentalmente, la nux del problema è perfettamente coincidente, la differenza sta nel fatto che la quasi totalità degli italiani concorda sul fatto che il furto sia un comportamento sbagliato, da punire. Se però i sostenitori del furto fossero di più e si adoperasse la logica del laicismo testè enunciata, se ne dedurrebbe che, nel dubbio fra il furto come reato e il furto come cosa giusta, si debba lasciare la scelta a ciascuno. Di fatto così permettendo il furto, o una situazione di vulnus legislativo in cui uno può sparare ad un ladro e un'altro no, in base alla sua personale idea di furto.
Ipotesi comica e innaturale.
Un ragionamento del tutto simile sulla legge 40 (ma ahimè con molta maggiore proprietà di linguaggio) viene condotto da Giovanni Orsina in questo post.

Iniziamo quì la seconda parte della mia riposta.
L'ho dovuta dividere in due parti perchè viene condotto un non indifferente balzo concettuale sul tema dell'omosessualità.
La mia contestazione parte, inizialmente sul metodo di esposizione di tutta la faccenda da parte di francesca.
Forse inconsapevolmente, essa opera una semplificazione abnorme della questione.
Essa equipara e "mette in tandem" due questioni completamente differenti: omofobia e diritto al matrimonio degli omosessuali.
Per prima cosa bisogna precisare che la prima è slegata dalla seconda e esistono anche non omofobi contrari al matrimonio, come omofobi favorevoli e anche omosessuali contrari.
Stabilita questa non indifferente distinzione, proseguiamo..
Altro errore, in linea con la parte 1 della risposta: non è un'etica a diventare legge, o perlomeno non lo è NECESSARIAMENTE e per imposizione, ma intrinsecamente, perchè le persone che votano quella legge hanno quell'etica e la legge avrà di conseguenza quella denotazione etica. Se quelle persone sono la maggioranza, allora è inutile scalpitare ed accusare gli altri, bisogna accettare la realtà com'è, anche se si è in diritto di criticarla e di esporre il proprio dissenso, civilmente.
Ecco la differenza fra laicità e laicismo: la laicità è il rifiuto di ingerenze fattuali da parte di qualunque religione nelle faccende dello stato. Il laicismo è il dogmatico rifiuto di tutti i dettami delle religioni, in ossequio ad una falsa base laica delle leggi e del vivere civile.

Rifiuto che francesca esprime successivamente, durante l'esposizione di una sua (motivata o meno) contestazione verso il comportamento della chiesa al riguardo degli omosessuali. In questo ambito evidenzia come la sua non sia volontà di contorllo del rispetto della reciproca indipendenza di stato e religione, ma avversione verso la Chiesa, come del resto denotano molti dei sostenitori del relativismo etico.

Non entrerò eccessivamente nel discorso per non annoiare troppo e perdermi in ragionamenti complessi, ma mi limiterò a qualche semplice obiezione.

1. Da quando in quà potersi sposare o meno involve "osservanza della propria fede"? Si sta parlando di matrimonio omosessuale, ricordo. Rispondere "fede laica" corrisponde a dire che la posizione di chi equipara tutte le fedi e nega la superiorità di una fede è una fede ed ha più diritto
delle altre di essere imposta.
2. Di cosa si stupisce Francesca? Da sempre la Chiesa è contraria all'omosessualità. Ciò è arcinoto, ammesso dalla Chiesa stessa e non dovrebbe stupire nessuno. E' altrettanto notorio che la Chiesa, nonostante le accuse, è perfettamente liberale, e permette a chi non crede di ignorare i suoi dettami. Che la Chiesa propugni, con la forza che le è consentita dalla sua radicazione e dalla sua diffusione in questo paese, le sue idee è un fatto normale, legittimo, e un  esercizio di libero confronto di idee. Non si può certo pretendere che chi non è d'accordo con noi e propone ideali e concetti diversi dai nostri o dal "politically correct" debba cambiare bandiera o suonare una musica diversa. "E' la democrazia, bellezza", e se ti piace è così se no è così lo stesso (se fosse così allora sai che fine avrei fatto fare a comunisti e rifondaroli vari..).

Per concludere la Spagna di Zapatero non mi dà fastidio perchè la maggioranza (vera o presunta che sia)  ha deciso qualcosa sulla quale non sono d'accordo, ma sta perseguendo una politica di contestazione di tutti gli aspetti della vita sociale in cui stato e religione sono oramai connaturati (vedi per esempio la validità civile del matrimonio religioso).
Questo non è "laicità", non è controllare che le due iostituzioni rimangano nei rispettivi ambiti, verificare ogni aspetto della vita sociale dei cittadini per controllare e operare affinche convivano pacificamente.
Questa è una vera e propria guerra alla religione (ma solo a quella cattolica) e alla pacifica convivenza, per di più in nome di una correttezza concettuale che non esiste, e non serve a coprire altro se non un sinistrorso progressismo qualunquista ed irrispettoso, che sfrutta la parziale sovrapposizione dei valori della destra con quelli morali dettati dalla religione per fare fuori l'acerrimo nemico, anzi entrambi i nemici in un colpo solo.

Potrei proseguire col mio punto di vista per dimostrare quanto un laico come me può tranquillamente essere per il PACS e contro il matrimonio omosessuale, ma mi pare che questa ulteriore estensione sia impropria in questo momento, perciò chiudo quì.

Saluti.
postato da: JolietJakeBlues alle ore 16:28 | Permalink | commenti (2)
categoria:
11/07/2005

CONSIDERAZIONI

Gli attentati di Londra hanno sparso altro sangue. Il terrore ha colpito ancora, vicino, troppo vicino per poter guardare altrove e afr finta che nulla sia successo. Quando ci si chiede cosa il mondo debba fare per rispondere ad Al qaeda, risulta complesso dare una risposta seria: da parte mia ho deciso di metter insieme alcune considerazioni che rappresentano il mio personale pensiero sull'accaduto, sperando di attivare una buona discussione con chiunque volesse partecipare. Alcune premesse sono d'obbligo:

a) l'arma del terrorismo è la più subdola e crudele, colpisce la popolazione innocente e per questo motivo non ha ALCUNA giustificazione.

b) è falso ritenere che sia l'unica arma di cui dispone il medio oriente per contrastare gli imperialisti, in quanto i terroristi sono ben finanziati da ricchi magnati. Il terrorismo non è l'arma dei poveri.

c) quello cui siamo di fronte è prima di tutto uno scontro tra due mondi troppo distanti tra loro, tra due culture, tra due religioni. E' sbagliato dare poco peso al fattore religioso perché è proprio la molla che fa scattare il meccanismo perverso del terrorismo. E' il punto a favore che permette di trasformare persone come noi in suicidi coscienti. Il fattore politico ed economico non ha un tale peso, altrimenti dovremmo guardarci le spalle anche da tutte quelle popolazioni sfruttate più del Medio Oriente (leggi Africa e Sud America).

Cosa si può fare? Difficile proporre qualcosa di sensato; ancor più difficile proporre qualcosa di realizzabile. Innanzitutto non ritengo che ritirare le truppe dall'Iraq servirebbe a qualcosa, se non a far capire ai terroristi che siamo deboli.  Al qaeda ci sta' sondando, sta' cercando di capire dove possa colpire. Non dobbiamo cadere nel tranello: ritirare le truppe non fermerebbe di certo la guerra, darebbe solo più forza e coraggio ai terroristi. La Spagna è l'esempio più chiaro, una sconfitta della democrazia che si è lasciata vincere dalla paura. Comprensibile, ma non giustificabile. Un ritiro delle truppe farebbe capire ai terroristi di averci in mano, di poter avanzare qualsiasi richiesta: "liberate i prigionieri o faremo saltare San Pietro...". Non si scende a patti col terrorismo, è l'unico modo per indebolirlo. In secondo luogo bisognerebbe che una volta per tutte si mettessero da parte gli (indubbi) interessi economici e che il mondo si unisse nella lotta al terrore: siamo divisi su tutti i fronti e questo apre delle spaccature in cui al qaeda si riesce a insinuare. Solo unendo le forze di intellligence si può creare una barriera difficilmente penetrabile. Non si sentano al sicuro quegli stati che non sono scesi in campo con gli Stati Uniti perché questi attentati sono solo specchietti per le allodole. Terzo punto, lotta agli stati canaglia: bisogna instaurare una linea dura nei confronti di quegli stati che appoggiano il terrorismo, che ne rinforzano le linee, che ne finanziano i capi. E non sono pochi. In queso modo si taglia la testa del serpente,poi ci sono le uova da distruggere. Il terrorismo si basa sull'ignoranza della popolazione; si deve lavorare in senso opposto con l'aiuto degli stati musulmani moderati (che, guarda caso, sono anche quelli più avanzati e più liberi). Ogni paese dovrebbe riuscire a integrare i musulmani residenti evitando ad ogni costo la ghettizzazione volontaria o meno. So che è semplicistico e che le mie considerazioni non tengono conto di molti fattori, ma il vero problema è che siamo in guerra e a qualcosa bisogna pur pensare.

postato da: torakiki alle ore 08:09 | Permalink | commenti (4)
categoria: